Nell’immaginario comune e nelle aule di tribunale, l’esame delle impronte digitali rappresenta uno degli strumenti più iconici e affidabili della scienza forense. Queste tracce uniche e permanenti, lasciate dai rilievi papillari della pelle delle dita, sono state per oltre un secolo una pietra miliare nell’identificazione di individui, rivoluzionando le indagini criminali e fornendo prove inconfutabili. Ma cosa implica esattamente questo processo, e quali sono i suoi principi fondamentali?

Unicità e persistenza

La validità dell’esame delle impronte digitali si basa su due principi cardine, scientificamente provati e universalmente accettati:

  1. Unicità (o Individualità): Ogni individuo, compresi i gemelli identici, possiede impronte digitali uniche. Le creste e le valli che formano un’impronta presentano un disegno talmente complesso e dettagliato che la probabilità che due persone abbiano impronte identiche è astronomicamente bassa, praticamente impossibile. Questa unicità è determinata da fattori genetici e casuali durante lo sviluppo fetale.
  2. Persistenza (o Immutabilità): Le caratteristiche delle impronte digitali si formano prima della nascita e rimangono invariate per tutta la vita di un individuo, fino alla decomposizione post-mortem. Cicatrici profonde o gravi ustioni possono alterarle, ma la struttura di base delle creste rimane intatta, rendendole una forma di identificazione permanente.

Le Fasi dell’Esame Forense

L’esame delle impronte digitali in ambito forense si articola tipicamente in diverse fasi, spesso riassunte nell’acronimo ACE-V (Analysis, Comparison, Evaluation, Verification):

  1. Analisi (Analysis)

Questa è la fase iniziale in cui l’esperto esamina l’impronta raccolta dalla scena del crimine (nota come impronta “latente” se invisibile, o “visibile” se evidente) e l’impronta di riferimento di un sospetto o una persona nota. L’obiettivo è valutare la qualità e la quantità delle informazioni disponibili. Vengono esaminate caratteristiche generali come il tipo di disegno (ad esempio, ad arco, a spirale, ad ansa) e la presenza di dettagli specifici, o minutiae (punti di biforcazione, terminazioni di creste, isolotti, ecc.). Si valuta anche la chiarezza dell’impronta, la presenza di distorsioni, sbavature o sovrapposizioni.

  1. Comparazione (Comparison)

In questa fase, l’esperto confronta minuziosamente l’impronta ignota con l’impronta nota. Il processo è sistematico e coinvolge l’identificazione e il confronto delle minutiae, verificando la loro posizione relativa, l’orientamento e il tipo. Non esiste un numero “magico” di minutiae necessarie per un’identificazione positiva; la decisione si basa sulla totalità delle caratteristiche corrispondenti e sull’assenza di discordanze inspiegabili. Gli esperti utilizzano spesso strumenti di ingrandimento e sistemi computerizzati (come l’AFIS – Automated Fingerprint Identification System) che facilitano la ricerca di potenziali corrispondenze in vasti database, ma la decisione finale spetta sempre a un operto umano.

  1. Valutazione (Evaluation)

Dopo la comparazione, l’esperto valuta tutte le informazioni raccolte per giungere a una delle tre conclusioni possibili:

  1. Verifica (Verification)

La verifica è una fase cruciale per garantire l’obiettività e l’accuratezza del processo. Un secondo esperto indipendente esegue un esame ACE-V dell’impronta, spesso senza conoscere la conclusione del primo esaminatore. Questo processo a “doppio cieco” rafforza la validità della conclusione finale e minimizza la possibilità di errori o bias.

Lucia Pippi