Il dispositivo dell’art. 609 bis c.p.
Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da sei a dodici anni.
La stessa pena si applica a chi induce qualcuno a compiere o subire atti sessuali:
- Abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa.
- Traendo in inganno la persona offesa sostituendosi ad altra persona.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita fino a due terzi.
Contributo delle Aziende Sanitarie
Con il DPCM 24 novembre 2017 sono state emanate le Linee guida per le Aziende sanitarie e ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza.
L’obiettivo è uniformare il metodo di intervento, attraverso il cosiddetto Percorso Rosa, dedicato alle donne che subiscono violenza. Le linee guida si rivolgono agli operatori sanitari e sociali, pubblici e privati, coinvolti nella prevenzione e contrasto alla violenza di genere. L’operatore sanitario dovrebbe essere addestrato con protocolli simili a quelli usati per i funzionari che operano sulla scena del crimine, seguendo la certificazione ISO 17020.
Modalità di arrivo in struttura
- Da sola, accompagnata da Forze dell’Ordine, operatori di centri antiviolenza, familiari, amici o, in alcuni casi, dallo stesso aggressore.
Protocollo operativo: indipendentemente dalle modalità di arrivo, è essenziale seguire procedure standardizzate per garantire una presa in carico efficace e rispettosa.
Presa in carico
La presa in carico della vittima può avvenire in ospedale o sul luogo dell’aggressione.
In ospedale
Il personale sanitario deve soddisfare tre bisogni fondamentali, in quest’ordine:
- Bisogni fisici (intervento medico).
- Bisogni emotivi (supporto psicologico).
- Bisogni legali (tutela e accompagnamento nei percorsi giudiziari).
Sul luogo dell’aggressione
Le procedure mirano a:
- mettere in sicurezza la vittima;
- conservare le tracce biologiche;
- garantire intervento medico tempestivo.
Il fattore tempo
Un soccorso immediato aumenta le possibilità di rilevare lesioni e prove fisiche. Con il passare delle ore, queste possibilità diminuiscono drasticamente.
Ruolo dell’operatore sanitario
Secondo la vicepresidente di AILF (Associazione Infermieri Legali e Forensi) Monica Savojni:
“Il personale infermieristico è generalmente il più adatto a gestire l’esame fisico dopo una violenza, per le maggiori capacità empatiche rispetto ai medici”.
Requisiti essenziali dell’infermiere
- Conoscenza di base del fenomeno: essenziale per l’accoglienza, presa in carico, rilevazione del rischio.
- Formazione forense: master, corsi di aggiornamento
- Competenza nel triage: fondamentale per attivare percorsi dedicati e proteggere la vittima.
- Competenza nell’esame obiettivo: riconoscere indicatori anamnestici e clinici di sospetto abuso, anche se non dichiarati.
- Approccio umano e professionale: per minimizzare il trauma psico-emotivo.
- Supporto psicologico: permette alla vittima di affrontare il “doppio trauma” della violenza e del processo di repertazione.
- Comunicazione chiara: spiegare le procedure, nel caso ripetere le informazioni aiuta a ridurre ansia e paura nella vittima.
- Gestione del consenso: formalizzare il consenso senza annullarne il diritto di scelta. Rispettare l’autonomia della vittima serve a restituirle un senso di controllo,
Presa in carico sulla scena dell’evento
In contesti extraospedalieri le Linee guida n. 1/1996 (Atto di Intesa Stato-Regioni) stabiliscono gli obiettivi:
- identificare la violenza;
- supportare la vittima;
- stimare il rischio;
- documentare con precisione;
- indirizzare ai servizi di supporto.
Linee guida operative
- I requisiti del professionista sono gli stessi.
- Valutare la sicurezza della scena (per équipe e vittima).
- Verificare compatibilità tra racconto e ambiente (Come si relazionano i vari membri della famiglia tra di loro).
- Isolare la vittima dal maltrattante e dagli astanti.
- Lasciare spazio e tempo per sfogo emotivo.
- Rassicurare su privacy e riservatezza.
- Valutare condizioni sanitarie ed emotive, con eventuale ospedalizzazione.
Un mancato rapporto empatico nei primi momenti rischia di compromettere tutto il percorso di aiuto.
Scenari possibili sul luogo dell’evento
- La donna nega l’episodio
- Prestare attenzione ai segnali indiretti.
- Fare domande dirette, non suggestive.
- Non forzare, ma rassicurare.
- Fornire contatti utili (1522 – servizio antiviolenza).
- Documentare scrupolosamente ogni indizio.
- La donna ammette la violenza
- Ascolto attivo e senza giudizio.
- Presa in carico empatica e rassicurante.
- Documentazione accurata.
- Valutazione del rischio ambientale.
- Proposta di ospedalizzazione.
- Rispetto degli obblighi di legge.
Margherita Di Biagio
Esperta in Scienze Forensi